RECENSIONE:

David Gordon Green torna sul grande schermo portando alla luce quella che è la storia di Jeff Bauman, uomo divenuto simbolo di quella lotta al terrorismo nella quale tutti noi abbiamo voce in capitolo, dove anche solo un uomo può fare la differenza. Il regista, che non è di certo nuovo nel toccare le corde dell’anima, si avvale della bravura ormai incontestabile di Jake Gyllenhaal, promessa (anche se già consolidata) del panorama cinematografico attuale.

La storia che ci viene raccontata è quella di un ragazzo come tanti, un ragazzo che ha avuto la sfortuna di veder tramutato un gesto di vita quotidiana in un incubo dal quale è praticamente impossibile svegliarsi. Se da un lato la società lo esalta quasi ad idolatrarlo, nel suo angolo di mondo dove solo Dio può osservarlo, Jeff si trova immerso in un mare di depressione e confusione nei confronti di quelle domande che giorno dopo giorno gli tempestano i pensieri.

David Gordon Green ci vuole raccontare quel lato della medaglia che noi tutti non vediamo e non percepiamo, ammaliati solamente da ciò che i riflettori ci mostrano. Quello che guardiamo in schermo, esattamente come in questo caso, è accaduto davvero, una storia tanto straziante quanto reale. Tuttavia, nonostante la performance brillante di Gyllenhaal ed i silenzi toccanti dei quali il film si riveste, la pellicola ha il difetto di seguire fin troppo alla lettera la storia che la società ha voluto raccontare di Jeff, senza tener conto o voler scavare in quella che, invece, è stata la visione personale del giovane. Il voler romanzare fin troppo una storia del genere, una storia realmente accaduta, non fa che scolorire tutto ciò che di reale possiede.

Per quanto triste possa essere una storia, un avvenimento, una vita, il mostrare la crudeltà della stessa, esattamente per com’è avvenuta, è l’unica soluzione, l’unica arma verso quel marcio che tante ogni giorno di spaventarci, di sopprimerci; l’unica speranza di chi come Jeff non smetterà mai di urlare al mondo: “Io sono ancora qua. Non l’avrete vinta!“.

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