SCHEDA DEL FILM:

Titolo: Moonlight

Anno: 2016

Genere: Drammatico

Durata: 111 min.

Regia: Barry Jenkins

Sceneggiatura: Barry Jenkins

Cast: Mahershala Ali, Naomie Harris, Janelle Monáe, Trevante Rhodes, Ashton Sanders, André Holland

TRAMA:

Vincitore del premio Oscar 2017 per il Miglior film, applaudito dalla critica di tutto il mondo, Moonlight racconta l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta di Chiron, un ragazzo di colore cresciuto nei sobborghi difficili di Miami, che cerca faticosamente di trovare il suo posto del mondo. Un film intimo e poetico sull’identità, la famiglia, l’amicizia e l’amore, animato dall’interpretazione corale di un meraviglioso cast di attori.

RECENSIONE:

Se è vero che i conti si tirano alla fine, forse sarebbe il momento di iniziare. Moonlight si prende una gran bella rivincita verso coloro i quali pur avendo capitolo ben poco del film, si sono tranquillamente presi la briga di additarlo come mediocre, in un panorama da Oscar che tra i vari La La Land e compagnia bella, è quasi del tutto stato eclissato. Ma rifacendoci ad una citazione della pellicola forse, anche in questo caso, alla luce della Luna le cose cambiano il proprio colore e per cambiare quello di Moonlight c’è voluta la notte più attesa di sempre, quella degli Oscar.

Barry Jenkins compie un’impresa non da poco, non solo nel voler portare tanti temi così tanto rilevanti in una sola pellicola, ma lo fa in un periodo ben preciso e con un modo davvero anomalo. Tra poesia e delicatezza, ci guida alla scoperta dell’uomo, della vita e dell’identità che molto spesso persino noi stessi mettiamo in discussione. Il film non solo incuriosisce sin dai primi minuti ma s’impegna a portare sul grande schermo una ribellione verso quelle etichette che la società c’impone, quasi quasi a voler sminuire i preconcetti ed i terrificanti luoghi comuni. Una madre può non essere una madre, e uno spacciatore può essere il più amorevole e protettivo dei padri. Come essere gay non impone necessariamente comportamenti esuberanti o voglia di mettersi in mostra, ma una ricerca profonda e sincera di quella libertà tale da permetterci di essere semplicemente noi stessi. In situazioni descritte dai tanti in maniera cruenta e spasmodica, Jenkins basa molto la sua narrazione su toni pacati e lunghi giochi di sguardi, a dimostrazione del fatto che, certe volte, il silenzio rimbomba più del più sordo tra i rumori.

TRAILER:

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