Quando Clint Eastwood annuncia un suo nuovo lavoro, è subito festa. Per quanto dopo enormi successi si alza inesorabilmente la probabilità di fallire, la matematica sembra tuttavia non contare per il nostro Re Mida della cinematografia.

Il Corriere – The Mule, segna il ritorno della coppia Eastwood/Cooper che, dopo American Sniper, torna a farci sognare con una pellicola davvero fuori dal comune. Ma cosa rende Eastwood una garanzia di qualità? Il regista, ed anche interprete in questo caso, non possiede formule magiche né ricette altrettanto strane. Al contrario del panorama cinematografico nel quale ci troviamo ad annegare, la sua forza nasce dalla passione e dalla forza del voler raccontare la sua storia, con la massima della semplicità, quella che da sempre lo ha contraddistinto. Il racconto come mezzo di comunicazione.

Perché, d’altro canto, The Mule è proprio questo. Chi si aspetta sfarzi o piroette degne di un circo, è totalmente nel posto sbagliato. Il Corriere è una semplice storia, così come altrettanto è il suo protagonista: un uomo che nella vita ha sempre anteposto il duro lavoro agli affetti familiari e che, nel tramonto di quest’ultima tira le somme di un’esistenza trascorsa appresso a ciò che, in realtà, altro non è che il margine di un più vasto dipinto. La famiglia, gli affetti, divengono i temi fondamentali del film.

E se da subito li si possono individuare come capisaldi di questa spettacolare storia, ti sorprende l’entrata in scena di quel terzo punto cardine che sconvolge gli schemi, la redenzione. Perché, in fondo, è questo quello che Clint vuole trasmetterci. Non conta quanti errori tu abbia potuto fare nella vita, né a che punto di essa te ne ravvedi. C’è sempre il tempo per fare marcia indietro e tornare sui propri passi. A dimostrazione di questo, subentra il personaggio interpretato del sempre affascinante Bradley Cooper il quale, nonostante rappresenti il versante opposto del nostro protagonista, prova quasi pietà verso un uomo al culmine della propria esistenza e che, quasi quasi, viene visto come un vero e proprio mentore, un Caronte che, nel fiume dei propri errori, lo traghetta verso un porto sicuro, salvandolo inesorabilmente dai suoi.

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