Mank

Dopo aver letto le impressioni a caldo, sono state diffuse online le prime recensioni della critica su Mank, nuova pellicola diretta da David Fincher con protagonista Gary Oldman.

  • New York Magazine: Mank è un film sui cinegiornali pieni di fake news, sulla devastazione economica e su un’elezione in cui un candidato idealista socialista viene tacciato di comunismo dai ricchi e potenti che controllano la disinformazione. […] Fincher è un regista troppo virtuosistico per fare qualcosa che non sia interessante da guardare, anche quando Mank sembra senza scopo, è comunque splendido da vedere, con la sua fotografia perlacea in bianco e nero.

 

  • AV Club: Per Fincher, questa Hollywood ormai perduta appare sia come una superficie simulata digitalmente, sia una festa in costume… a volte sembra una paginata di Vanity Fair, altre volte una cripta.

 

  • Observer: In realtà, qualsiasi cosa in un film di Fincher – dalla resurrezione della sceneggiatura di suo padre Jack alla ricostruzione perfetta di una Hollywood nel pieno dell’esplosione creativa che non avrebbe vissuto più per altri 30 anni – è una chiamata alle armi.

 

  • Entertainment Weekly: La storia, a un certo punto, diventa meno un resoconto forense di un capolavoro e più un’ode dolceamara a una certa fetta della vecchia Hollywood: in parte una lettera d’amore, in parte un monito, e ancora in qualche modo un mistero.

 

  • USA Today: Uno splendido ritorno al passato incentrato su una figura piena di difetti che affrontò un’era ostile a Hollywood con belle paroline e una certa insolenza.

 

  • The Hollywood Reporter: Tutto ciò è senza dubbio coinvolgente, ma se l’intenzione era quella di instillare pathos nell’esperienza di uno sceneggiatore che produce la sua opera migliore per un’industria che detesta e per un artista che non vuole condividere il merito, allora Mank è deficitario in tal senso.

 

  • Indiewire: Nonostante gli artifici presenti in ogni inquadratura, Mank affonda le sue radici nel realismo della prospettiva del suo protagonista, e Oldman sprigiona un’energia talmente forte in ogni scena da far pensare che possa esplodere attraverso l’obiettivo della cinepresa da un momento all’altro.

 

  • The Wrap: Recitazione memorabile, fotografia impressionante e un’esame provocatorio del nesso tra intrattenimento, media e politica. Tutto questo basta a rendere Mank un film necessario, se non davvero completo, per gli amanti del cinema.

 

  • Variety: Mank è un film splendidamente evocativo, dai dialoghi acuti, sempre avvincente.

 

  • Los Angeles Times: Questo è materiale ricco, affascinante e inevitabilmente doloroso da guardare nella nostra era di magnati dei media conservatori, retorica anti-socialista e, giusto per non dimenticarcene, caos elettorale.

 

  • The Guardian: Che dramma romantico avvincente è questo film, in grado di mescolare sentimentalismo con pura estasi.

 

  • Empire: Costruito su un’imponente interpretazione di Gary Oldman, Mank è intelligente, sofisticato, a tratti avvincente e difficile, e tra i migliori film di Fincher.

Nel cast troveremo anche Lily CollinsAmanda Seyfried e Tuppence Middleton.

Mank è un biopic su Herman Mankiewicz, giornalista, divenuto poi sceneggiatore, noto per aver collaborato con Orson Welles in Quarto Potere ma anche per aver lavorato a film come Il Mago di Oz, L’idolo delle folle e Gli uomini preferiscono le bionde.

Il film arriverà su Netflix il prossimo 4 dicembre.

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